Cose di casa interpretate e vestite da Dsquared,
Alessandro De Benedetti e Saverio Palatella.
A cura di Dilmos con Cristina Morozzi ed Enzo Catellani.

Napoleone, smessi i sontuosi vestiti da imperatore, ritorna uomo comune. E’ l’abito che fa’ agli occhi del volgo il sovrano.

Questa la parabola del recente film “I vestiti nuovi dell’imperatore”
di A. Taylor. E più in generale dell’abito che, dopo tutto, fa’ il monaco,
o almeno le apparenze del monaco.
Nella società dell’apparire l’abito é perciò segno distintivo d’identità. S’affida all’abbigliamento il primo e più epidermico racconto dell’io.
Le vesti, coprendo, svelano segreti del corpo e dell’anima.

Il corpo abbigliato é talvolta più spudorato di quello denudato.
Vestire le cose equivale a sovrapporre un’altra trama di racconto.
E’ un’alterazione d’identità che rivela una nuova estetica e magari un’impensata prestazione.
Vestire le cose significa restituire loro una nuova, differente vita. L’interior, come scrive Jean Baudrillard nel suo “Sistema degli oggetti” (1979), é una questione di fodere e di astucci. Rivestire gli oggetti significa perciò ridisegnare gli interni domestici. Gli stilisti coinvolti in questa operazione di “rianimazione” d’oggetti vissuti, non si sono limitati a costruire delle housse, o a sovrapporre delle patine, ma hanno operato delle reinterpretazioni. Osando il linguaggio eccentrico e incisivo del loro fare moda, hanno creato le fodere per un’interior che contamina con impudenza i linguaggi. Inquadrati in un perimetro di luce ideato da Enzo Catellani, gli oggetti interpretati diventano opere simboliche dell’emergente bisogno
di personalizzazione che investe uomini e cose, per rendere
ciascuno un io e ogni cosa un unicum.

Cristina Morozzi

PIC-NIC TABLE BY DSQUARED

L’ARTIFICIO NASCE DAL DESIDERIO DELL’UOMO DI CREARE UN ALTRO DA SE’. CERCHIAMO LA VERITA’ ATTRAVERSO LA FINZIONE.
IL TAVOLO DI CASTAGNO DA PIC NIC PER DUE VUOLE ESSERE UN CONTENITORE DI MEMORIE : RICORDI DEI MOMENTI FELICI LEGATI AGLI INCONTRI CON GLI AMICI , ALLA FAMIGLIA,
ALLA NATURA, AL RELAX E AL SOLE.
UN TAVOLO RUDE E GREZZO, COME SINONIMO DI SEMPLICITA’, PENSATO PER DUE PERCHE’ DEAN E DAN SONO GEMELLI E VOGLIONO ESPRIMERE CON L’IDEA DI COPPIA UN SENSO
DI ROMANTICA INTIMITA’.

SOFA BY ALESSANDRO DE BENEDETTI

IL VESTITO E’ IL PRIMO ARREDO . INSTAURA UN RAPPORTO INTIMO TRA L’UOMO E UNA ARCHITETTURA CHE “NON FA’ MALE” AL CORPO. L’ABITO E’ LA STANZA DEL CORPO IN SCALA RIDOTTA.
ABITO QUINDI COME ARCHITETTURA DEL CORPO.
L’ OGGETTO DI DESIGN, COME L’ABITO, PERMETTE ALL’UOMO DI ENTRARE IN RAPPORTO CON LO SPAZIO. ABBIGLIATO DIVENTA QUASI UN DOPPIO DEL CORPO. UN DIVANO CLASSICO
DALLA SILHOUETTE ARROTONDATA, SBILANCIATO E MALTRATTATO, RIVESTITO IN DRILL DI RASO STRETCH E PELLE VERNICIATA ROSSO CARDINALE, CON TAGLI COUTURE IMPUNTURATI , NEGLIGEE’ INCORPORATO IN CHIFFON DI SETA ROSSO
E’ DESTINATO AD ESSERE UN SIMBOLICO E SEDUCENTE
DOPPIO DEL CORPO.

ROCKING CHAIR BY SAVERIO PALATELLA

UNA HOUSSE DI CASHMERE NERO, O MEGLIO UNA VERA
E PROPRIA DJELLABA DI CASHMERE.
IL MEDESIMO ABITO PER VESTIRE PERSONE E COSE, MODIFICANDO L’IDEA TRADIZIONALE D’ABITARE ED ESALTANDO LA TRASFORMABILITA’ DELL’ABITO.
LA DJELLABA, ABITO/OGGETTO, RIPRENDE IL FILO
DEL DISCORSO INIZIATO DA SAVERIO PALATELLA CON LA SFILATA A/I 02-03,”NOMADE.COM” SUL TEMA DEL NOMADISMO GEOGRAFICO E CULTURALE.
ANCHE QUESTO E’ UN “RIVESTIMENTO NOMADE”, PENSATO PER VIAGGIARE. RACCHIUSO IN UNA BUSTA DI TELA DI SETA SI PORTA APPRESSO PER PERSONALIZZARE LO SPAZIO, ANNULLANDO IDEALMENTE LE DISTANZE TRA I LUOGHI E RENDENDO CASA
I “NON LUOGHI”. UN ABITO PER ABITARE, PER LA CASA